martedì 14 luglio 2009

Tiramisù delicato al limone

Oggi vi propongo un Tiramisù rivisitato al gusto di limone. Qualche tempo fa mia mamma mi è venuta a trovare a Viterbo, purtroppo non mi è possibile scendere giù a Ischia, gli impegni sono tanti, in particolar modo adesso che è sessione di esami. E’ stato bello vederla e adesso che non c’è sento forte la sua mancanza...

Il 4 luglio per festeggiare il mio onomastico abbiamo deciso di preparare un dolce con la cioccolata al limone dell’isola d’Ischia, ed è stata mamma a suggerirmi: “Elsa perché non provi a fare un tiramisù al limone?”, ed io ho accettato volentieri la sfida. Il risultato è eccezionale, mi devo fare davvero i complimenti, questa è una delle mie migliori “opere”!

Commento di mio marito (assaggiatore ufficiale): “un dessert delicato e sorprendentemente gustoso, i cui maggiori pregi sono risultati la creazione di una crema dal sapore ricco e fresco e di una perfetta bagna a base di limoncello”.

Ingredienti:

  • 6 uova
  • 6 cucchiai di zucchero
  • 500 g mascarpone
  • 100 g di cioccolato bianco al limone
  • Savoiardi
  • Limoncello
  • 250 g di panna fresca

Preparazione:

Spezzettate il cioccolato, raccoglietelo in una piccola casseruola e fatelo fondere a bagnomaria a fuoco basso, mescolando delicatamente.

Separate l'albume dal tuorlo. Sbattete a neve l'albume. In un'altra terrina montate i tuorli con lo zucchero. Incorporate poi il mascarpone e la metà del cioccolato fuso, fate amalgamare bene. Unite, con un cucchiaio, l'albume montato a neve, e mescolatelo con la crema cercando di fare un movimento dall'alto verso il basso (vi consiglio di non usare lo sbattitore per unire l'albume ma di mescolare a mano). Unite infine mezzo bicchiere di limoncello e la panna montata.

Versate in un piatto fondo del limoncello, l’altra metà del cioccolato fuso e allungate con un pò d’acqua. Utilizzate questa miscela per bagnare i savoiardi. Sistemate i savoiardi inzuppati in una capace teglia, cospargeteli con della crema di mascarpone. Costruite un altro strato con i savoiardi e ultimate con uno strato di crema.

Grattugiate del cioccolato al limone e utilizzatelo per decorare il tiramisù. Lasciate il dolce in frigo per almeno 4 ore prima di servire,

RACCOMANDAZIONE:  Inzuppate il savoiardo in modo che assorba adeguatamente la bagna.

SUGGERIMENTO: Questo dolce può essere servito anche monoporzione. Realizzatelo come nella foto, per un dessert bello da vedere e goloso da assaporare!

English version:

This is a variation on the classic Tiramisù and is very light and tasty. My mother and my husband can testify that it is delicious.

Very refreshing, rich without being heavy, this dessert is great for after a big dinner!

INGREDIENTS:

Serves 8-10

  • 1 Package of  sponge cake fingers , or more (I recommend the Italian Savoiardi)
  • 5-6 eggs
  • 6 tablespoons of sugar
  • 1 lb of Marscapone cheese
  • 1 cup of heavy whipping cream
  • 1 cup limoncello (it is an italian lemon liqueur)
  • 1/2 cup water
  • 1.7 oz lemon, white chocolate (my secret ingredient!)

DIRECTIONS:

For the limoncello mixture: Melt chocolate in a double boiler over LOW heat. Mix together 1/2 cup of  limoncello, the melted chocolate and the water in a shallow bowl.

In a large bowl, beat egg whites. Set aside. In an other bowl beat egg yolks with sugar until the mixture is thickened. Add the marscapone cheese and 1/2 cup of limoncello and mix thoroughly.

In a medium bowl whip the cream until stiff peaks form. Fold the cream in the mascarpone mixture, followed by the egg whites using a spoon.

ASSEMBLY:

Lay the lady fingers in the bottom of a large glass bowl or divide between 8 dessert glasses. Pour over the limoncello mixture. Top the biscuits with a layer of  cheese cream. Add another layer of the Savoiardi dipped in the limoncello mixture. Pour the remaining cheese mixture on top and smooth. 

Top with chocolate curls. To make the chocolate curls, use a vegetable peeler and run it down the edge of the chocolate bar.

Chill in refrigerator for at least 4 hours before serving.

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domenica 28 giugno 2009

Pancakes - Le frittelle americane

I pancakes mi ricordano i fantastici mesi trascorsi negli Stati Uniti, un viaggio indimenticabile! In quel periodo ho conosciuto tanti zii e cugini che non sapevo neanche di avere, una famiglia enorme sparsa per l’East Coast. La prima città in cui ho soggiornato è stata New York: meravigliosa, elettrizzante….in una sola parola unica!
Arrivando poi nel Massachusetts ho apprezzato un paesaggio diverso: verdi colline, campagne e cottage…. La quiete dopo la tempesta!
E poi il New Jersey, Washington DC, Connecticut….
 
 
Per quanto riguarda la cucina statunitense ritengo che ci siano ampi margini di miglioramento! La mia fortuna è stata quella di avere parenti ancora legati alla cucina italiana, quindi molto spesso ho potuto assaporare piatti tipici della nostra tradizione e cimentarmi nella preparazione di gustosi manicaretti.
I pancakes però mi piacevano tantissimo! Ricordo quando li preparavo con zia Elsa la domenica, li mangiavamo solo io e zio Aniello.
 
I  pancakes rievocano in me altri bellissimi ricordi: la casa di zio Frank a Vineland (NJ) e l'International House of Pancakes (IHOP) dove ho pranzato con un mega pancake ricoperto di fragole e panna in compagnia della mia cara cugina Silvia…che nostalgia!
 
 
MI MANCATE TUTTI!!! I miss you all!

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Ingredienti:

  • 180 g farina
  • 2 cucchiaini di lievito in polvere
  • 2 cucchiai di zucchero
  • un pizzico di sale
  • 2 uova leggermente sbattute
  • 200-250 ml di latte
  • 60 g di burro fuso
  • olio per ungere la padella
Preparazione: plain pancake
Mescolate in una terrina tutti gli ingredienti evitando che si formino grumi. Ricordate: affinché i pancake siano alti e soffici fate in modo che la crema sia molto densa prestando attenzione nel dosare sapientemente il latte. Questa ricetta  vi permetterà di realizzare dei classici pancakes (plain), tuttavia, assecondando il vostro gusto, potrete aggiungere all’impasto: mandorle o nocciole tritate, farina di cocco, gocce di cioccolato, frutti di bosco, cacao in polvere...a voi la scelta!
Ungete poi una padella antiaderente e ponetela sulla fiamma bassa. Non appena calda versate la pastella con un mestolo. Fate cuocere dai due òati le frittele, facendo in modo che siano dorati. Ogni volta che versate la pastella ungete la padella. A mano a mano che saranno pronte disponetele su un piatto tenuto al caldo.
 

Con queste dosi preparerete molte frittelle, la quantità dipenderà dalla grandezza.  Se non le mangiate tutte vi consiglio di non cuocerle, ma di conservare la pastella nel frigorifero coperta con della carta velina. Potrete cucinarle il giorno dopo, magari per la colazione o per il brunch!

Sui classici pancakes va versato lo sciroppo d’acero, che però non è facilmente reperibile in Italia. Per questo motivo vi consiglio di provarli ricoperti di nutella, panna, marmellata, etc.
 
Mi raccomando gustateli ancora caldi!

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sabato 27 giugno 2009

Mini caprese e una valanga di premi!

E’ un sabato piovoso a Viterbo. Ma infondo non importa visto che devo studiare per il prossimo imminente esame. Spero almeno che per stasera smetta, così posso uscire un pò dopo cena. Nonostante i miei impegni troverò il tempo per preparare un dolcetto, voglio fare una sorpresa a mia madre che arriva da Ischia lunedì. Sono proprio felice di vederla, non vedo l’ora di abbracciarla!

Oggi vi presento le mie mini-caprese, una versione mignon della torta caprese. La preparazione è la stessa. Questi dolcetti sono l’ideale per i consumatori di cioccolato.

Una raccomandazione importante: dedicate agli ingredienti grande attenzione, mettendo al primo posto la valutazione di qualità, una premura che sarà ampiamente ripagata dal risultato finale!

 

Colgo l’occasione per ringraziare Lady Cocca e Laura per questi due fantastici premi.

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Lady Cocca mi ha anche consegnato i seguenti premi. Sono sempre molto contenta quando il mio blog riesce a toccare il cuore dei miei lettori.

premioestateQuesto Blog Tocca il cuore... 

Ed infine Lady Cocca, Luca & Sabrina mi hanno donato un altro graditissimo premio: “One long-distance hug “Award, grazie cari, ricambio mandandovi un grosso abbraccio!

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mercoledì 24 giugno 2009

Dipendenze da cibo: come le industrie alimentari influenzano i nostri consumi

icecreamYummoAvete qualche dipendenza da cibo? Io non riesco a resistere al cioccolato fondente (per fortuna non ne abuso), ed in questo periodo al gelato e allo yogurt. Sono queste delle dipendenze? O sono dei semplici desideri? Penso che se il desiderio è controllabile non si può parlare di dipendenza.

 Vi riporto un articolo del New York Times  molto interessante. Parla di un Best seller negli USA che denuncia come le industrie alimentari creano dipendenza verso i loro prodotti. Secondo lo scrittore - il dottor Kessler – le industrie alimentari riescono a creare una giusta miscela di zuccheri, sali e grassi che genera nell’uomo una  voglia irresistibile di mangiarne di più. Sarà vero?

 
Articolo di TARA PARKER-POPE

NEW YORK - Nelle vesti di responsabile della Food and Drug Administration, il dottor David A. Kessler ha ricoperto il suo incarico sotto due presidenti, combattendo molte battaglie al Congresso e contro le multinazionali del tabacco. Ma ha scoperto di essere totalmente indifeso nei confronti di un semplice biscotto al cioccolato. Kessler ha condotto su se stesso un piccolo esperimento: per mettere alla prova la propria forza di volontà, si è comperato due bei biscotti succulenti con pezzetti di cioccolato, intenzionato a non mangiarli. A casa sua si è ritrovato a fissarli, molto spesso. Una volta uscito senza averli toccati si è sentito vincente. Ma appena ha visto dei biscotti analoghi nella vetrina di un bar si è fermato e ne ha ingurgitato subito uno.

chocolate chip cookies"Perché quei biscotti hanno un simile potere su di me?" si è chiesto Kessler. "È il cioccolato a rendermeli irresistibili? O il pensiero del biscotto che mi frulla nella testa? Ho trascorso sette anni a cercare di trovare una risposta a questo quesito". La risposta che il dottor Kessler ha finalmente trovato è contenuta in un libro appena uscito che si intitola The end of overeating: taking control of the insatiable american appetite ("La fine dell'eccessivo consumo di cibo: come tenere sotto controllo l'insaziabile appetito americano").

(…)

È famoso per aver svolto indagini sul fumo, per aver cercato di applicare severe normative all'industria del tabacco, ed è sempre lui ad aver accusato i produttori di sigarette di aver manipolato il contenuto della nicotina perché creasse dipendenza nei fumatori.

Ora, nel suo libro, Kessler riporta di aver riscontrato alcune affinità tra le strategie adottate dall'industria del tabacco e quelle del settore alimentare, che riesce a mettere in commercio cibi in grado di instaurare nel cervello un desiderio forte e pressoché irresistibile di consumarne di più. Se si parla di semplice stimolazione cerebrale, ha fatto notare Kessler, di per sé i singoli ingredienti non sono particolarmente potenti, ma combinando grassi, zucchero e sale in innumerevoli modi, i produttori di alimenti hanno in un certo senso fatto breccia nel sistema cerebrale dell'auto-gratificazione, creando un circolo vizioso di feedback che stimola incessantemente il nostro desiderio di mangiare, lasciandoci smaniosi di continuare a farlo, anche quando siamo sazi.


Muffin (…) Nel suo libro, egli descrive in che modo ristoratori e aziende alimentari impastino gli ingredienti di base fino a raggiungere quello che egli ha denominato "il punto di massima estasi". Vi sono catene di ristoranti come Chili's, è uno degli esempi del libro, che offrono "cibo estremamente appetibile, che richiede di essere masticato poco e va giù con grande facilità". Kessler riporta anche il caso delle barrette di cioccolato Snickers, prodotte con "tecnica straordinaria": quando le si mastica, infatti, lo zucchero si scioglie, il grasso si fonde, il caramello avvolge le noccioline così che la confluenza di più aromi porti il palato a provare un'esperienza quasi estatica.
(…) Uno dei principali messaggi che Kessler lancia è che mangiare troppo non è sintomo di mancanza di forza di volontà, quanto una sfida biologica resa ancora più difficile da una stimolazione sovrabbondante da parte dell'ambiente alimentare che ci circonda. E così come molti di noi trovano ripugnante fumare, Kessler è convinto che sia possibile arrivare a percezioni analoghe in relazione a dosi troppo abbondanti e a cibo troppo lavorato.

(c.2009, The New York Times, traduzione di Anna Bissanti)

 

How the Food Makers Captured Our Brains

As head of the Food and Drug Administration, Dr. David A. Kessler served two presidents and battled Congress and Big Tobacco. But the Harvard-educated pediatrician discovered he was helpless against the forces of a chocolate chip cookie.

In an experiment of one, Dr. Kessler tested his willpower by buying two gooey chocolate chip cookies that he didn’t plan to eat. At home, he found himself staring at the cookies, and even distracted by memories of the chocolate chunks and doughy peaks as he left the room. He left the house, and the cookies remained uneaten. Feeling triumphant, he stopped for coffee, saw cookies on the counter and gobbled one down.

“Why does that chocolate chip cookie have such power over me?” Dr. Kessler asked in an interview. “Is it the cookie, the representation of the cookie in my brain? I spent seven years trying to figure out the answer.”

The result of Dr. Kessler’s quest is a fascinating new book, “The End of Overeating: Taking Control of the Insatiable American Appetite” (Rodale).

(…) Dr. Kessler is perhaps best known for his efforts to investigate and regulate the tobacco industry, and his accusation that cigarette makers intentionally manipulated nicotine content to make their products more addictive.

In “The End of Overeating,” Dr. Kessler finds some similarities in the food industry, which has combined and created foods in a way that taps into our brain circuitry and stimulates our desire for more.

When it comes to stimulating our brains, Dr. Kessler noted, individual ingredients aren’t particularly potent. But by combining fats, sugar and salt in innumerable ways, food makers have essentially tapped into the brain’s reward system, creating a feedback loop that stimulates our desire to eat and leaves us wanting more and more even when we’re full.

Dr. Kessler isn’t convinced that food makers fully understand the neuroscience of the forces they have unleashed, but food companies certainly understand human behavior, taste preferences and desire. In fact, he offers descriptions of how restaurants and food makers manipulate ingredients to reach the aptly named “bliss point.” Foods that contain too little or too much sugar, fat or salt are either bland or overwhelming. But food scientists work hard to reach the precise point at which we derive the greatest pleasure from fat, sugar and salt.

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The result is that chain restaurants like Chili’s cook up “hyper-palatable food that requires little chewing and goes down easily,” he notes. And Dr. Kessler reports that the Snickers bar, for instance, is “extraordinarily well engineered.” As we chew it, the sugar dissolves, the fat melts and the caramel traps the peanuts so the entire combination of flavors is blissfully experienced in the mouth at the same time.

Foods rich in sugar and fat are relatively recent arrivals on the food landscape, Dr. Kessler noted. But today, foods are more than just a combination of ingredients. They are highly complex creations, loaded up with layer upon layer of stimulating tastes that result in a multisensory experience for the brain. Food companies “design food for irresistibility,” Dr. Kessler noted. “It’s been part of their business plans.”

But this book is less an exposé about the food industry and more an exploration of us. “My real goal is, How do you explain to people what’s going on with them?” Dr. Kessler said. “Nobody has ever explained to people how their brains have been captured.”

(…) One of his main messages is that overeating is not due to an absence of willpower, but a biological challenge made more difficult by the overstimulating food environment that surrounds us.

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lunedì 22 giugno 2009

La Caprese (Chocolate Almond Cake)

Eccomi, finalmente sono riuscita a postare questa ricetta! E’ da giorni che ci provo, ma gli impegni sono stati tantissimi, avevo un esame importante che richiedeva l’elaborazione di un progetto, ringrazio Gunther per le sue utili informazioni riguardo la qualità del cioccolato!!! Vi chiederete come è andato l’esame… BENISSIMO,  ho preso 30 e lode!!! Stasera festeggio con mio marito, ha detto che mi porta a cena fuori!

Adesso lo so che tutti penserete che la caprese è la classica mozzarella con i pomodori, ma la caprese in Campania è anche un’ottima torta al cioccolato e mandorle. Il nome deriva dall’ isola di Capri, pare che un cuoco avesse dimenticato di mettere la farina in una torta di mandorle che stava preparando per tre malavitosi americani giunti a Capri per acquistare una partita di ghette per Al Capone. Il risultato fu così buono che i tre americani ne pretesero la ricetta ed il cuoco battezzata la torta "caprese", iniziò a produrla con regolarità, ottenendo in poco tempo grande successo.

Ingredienti:

  • 400 g di mandorle
  • 250 g zucchero
  • 250 g burro
  • 6 uova
  • 250 g cioccolato fondente
  • un goccio di strega

Preparazione:

Sciogliete a bagnomaria il cioccolato con il burro. Tritate le mandorle.

Montate a neve ben ferma gli albumi.  In una terrina sbattete i tuorli con lo zucchero, unite le mandorle tritate, il cioccolato, la strega. Mescolate bene il tutto. Aggiungete DELICATAMENTE gli albumi al composto.

Albume a neve

Crema con mandorle

 

Il composto deve risultare abbastanza denso come nella foto.

Aggiunta del cioccolatoConsistenza crema

Rivestite la tortiera di carta argentata e versateci il composto. Vi consiglio una tortiera di circa 25 cm di diametro, in particolare la vera tradizione richiede l’utilizzo del “ruoto” che si usa per la pastiera.

Infornate a 170 °C per 40-50 minuti. Togliete il dolce dal forno quando è ancora morbido, perchè raffreddandosi si rassoderà rimanendo però umido.

Una volta raffreddato  capovolgetelo e togliete lentamente la carta d'alluminio, quindi servite cosparso di zucchero a velo.

Sono diverse le versioni della Caprese, questa è quella della mia mamma. Ricordo che quando ero piccolina me la preparava di frequente, io la osservavo curiosa e cercavo di imparare da lei. Ho provato anche altre ricette, ma orrore, non venivano mai buone come questa! Con la ricetta che vi propongo la caprese risulta croccante fuori e morbida dentro, bassa e dal sapore ricco di cioccolato fondente. La caratteristica principale di questa torta è che non risulta asciutta, ma umida dentro.

 
 Mi raccomando, qualsiasi sia la ricetta, l’importante è che non si usi la farina normale, ma solo rigorosamente la farina di mandorle!
 
English Version:
 
The caprese is a chocolate almond cake and its name comes from the isle of Capri. It is made without flour. It tastes something like a fudge brownie but is somewhat different.
Ingredients:
  • 9 oz/250 g butter
  • 6 eggs, separated
  • 9 oz/250 g sugar
  • 1/4 cup citrus liqueur
  • 14 oz/400 g blanched almonds, roughly chopped
  • 9 oz good-quality dark chocolate, roughly chopped
  • confectioners' sugar for dusting
Method:
  1. Preheat oven to 325 degrees.
  2. Melt the butter and the chocolate in a double boiler, then allow to cool slightly.
  3. Using a mixer, beat the egg yolks with the sugar and the liqueur until the mixture is pale and thick. With a rubber spatula, fold in the chocolate and the ground almonds.
  4. In a clean dry bowl, beat the egg whites until they hold a very soft peak .
  5. Stir 1/4 of the whites into the batter, then fold in the rest with a rubber spatula, so that no streaks remain.
  6. Pour the mixture into a buttered and floured cake tin and cook in an oven at 160°C for about 50 minutes.
  7. Take it out the oven and let it cool. Turn upside down onto large plate and sprinkle with icing sugar. Serve it cool.

 

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